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“Alike”: il corto sui bambini che parla ai genitori.

Alike è un corto di animazione firmato Daniel Martínez Lara e Rafa Cano Méndez, già vincitore del premio Goya come miglior corto animato del 2016 ma che in questi giorni, si è fatto conoscere soprattutto tramite internet.

Se ne parla, si commenta, si sorride, ci si commuove per la storia che, attraverso il rapporto tra un papà e il suo bambino, ci ricorda il “senso” e i colori che portano i nostri bambini nel mondo. Ci ricorda che “quel” colore va trattato con cura, perché può sbiadire, può scomparire e, inevitabilmente, con il loro colore svanirebbe anche il nostro.

E allora come si fa per non farlo sbiadire?

Gli autori sono stati chiari nel dirci che il loro non vuole essere un “messaggio”:Ognuno ha la propria forma di vedere e capire il mondo, e quello che cercavamo nel cortometraggio era una riflessione su quello che ci sembrava importante, ma mai per dire “bisogna educare così”. Discutevamo su ciò che era corretto e vedevamo che già tra di noi c’erano differenze su come avevamo vissuto la nostra infanzia, la nostra educazione e le nostre. Alla fine, quello che realmente conta non è la forma in cui educhi tuo figlio, bensì restare connesso a lui e capirne le necessità.

E come allenarci a rimanere connessi?

Forse ricordandoci innanzitutto che sono bambini, che hanno tempi, modi, passioni, tutte loro e che, il nostro difficile (difficilissimo!) compito è quello di aiutarli a capire le mille regole del mondo, e le nostre anche… senza farli sbiadire, senza omologarli, senza cercare di farne la somma dei nostri rimpianti, paure o sogni.

Come sintonizzarsi con loro?

Guardandoli prima di tutto. Osservando e cercando di ricordare come eravamo noi. Come quando sono fuori all’aria aperta, ad esempio. .. Guardare come corrono – sudando, eh sì ,con buona pace di tutti i nostri “saggi” consigli!- come si incantano su particolari che non vediamo quasi più, come scrutano le nuvole e ascoltano i rumori, e incantandoci noi, finalmente,  per come loro sono “ancora” sintonizzati con un mondo esterno di cui sono visceralmente parte. 

Andare fuori e vivere un’esperienza  all’aria aperta fuori dai soliti schemi è sicuramente uno dei modi per rimanere connessi con loro. Per avere la possibilità di ricordarci quando anche noi eravamo bambini: “Tutti gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini. Ma pochi di loro se lo ricordano” e educarci  di nuovo allo stupore, all’incanto, alla magia.

Perché se è vero, come diceva Nelson Mandela, che l’educazione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo, è altrettanto vero che non ha alcun senso se non impariamo ad educare, innanzitutto, noi stessi.

Se non ci impegniamo a trovare il nostro personalissimo modo di sentire il suono di quell’invisibile violino capace di farli sorridere ancora, capace di farci sorridere ancora.

Pubblicato il 21 febbraio 2017